Scopri il percorso di Alina Țuțuianu, tra arte ed educazione, e la sua visione su come la creatività possa trasformare intere generazioni.
Alina Țuțuianu lavora all’intersezione tra arte ed educazione, sviluppando progetti che uniscono ricerca artistica, pedagogia alternativa e impegno comunitario. È fondatrice di Flori, fete și băieți, un centro educativo non formale dedicato ai bambini in età prescolare, dove l’educazione della prima infanzia si combina con metodi creativi di apprendimento.
Qui i bambini scoprono il mondo attraverso l’arte, il gioco e la riflessione – in un ambiente che favorisce autonomia, empatia e pensiero critico.
Parallelamente, Alina possiede un’ampia esperienza nell’ambito dell’arte contemporanea: lavora come curatrice, manager culturale e iniziatrice di programmi educativi ed espositivi. Ha co-curato oltre 30 mostre in Romania e all’estero e ha collaborato in team curatoriali e organizzativi per istituzioni e iniziative di rilievo come il MNAC, il Salonul de proiecte e la Frieze Art Fair.
C&B: Se dovesse descriversi in una sola frase, in modo da suscitare curiosità in chi ancora non la conosce, cosa direbbe?
Alina: Sono Alina. Vivo a Bucarest con mio marito Adrian e i nostri due figli, Călin (7) e Sandu (2), e lavoro con bambini dai 2 ai 6 anni. I miei interessi ruotano intorno alla contemporaneità, che intendo come un territorio vivo e fluido, in cui arte contemporanea ed educazione nella prima infanzia si incontrano, giocano, pongono domande – e talvolta danno anche risposte.
Mi interessa profondamente come creatività, pensiero critico e spirito di sperimentazione possano essere coltivati fin dalla più tenera età, così come il modo in cui l’arte possa diventare un vero strumento di apprendimento, scoperta e connessione. Per me non esistono confini tra il “grande pubblico” e i “piccoli”: tutti hanno la capacità di comprendere e vivere l’arte, purché venga offerto loro uno spazio autentico e vitale in cui esplorare.
C&B: Se seguissimo il filo narrativo della sua carriera o della sua attività, quali momenti chiave l’hanno definita?
Alina: Il primo è stato quando ho abbandonato la (molto elitaria) Facoltà di Giurisprudenza di Bucarest e mi sono trasferita a Londra per studiare arte contemporanea – una decisione radicale ma liberatoria, che mi ha condotto su un percorso creativo autentico e mi ha aperto a un approccio completamente diverso: non ero più in competizione, ma in un luogo di conoscenza, dove condividere contava più che trattenere; l’arte non esiste isolata, si collega a tutto il resto; lo spazio dell’arte è fatto di generosità, curiosità, scambio e apprendimento costante.
Il secondo momento decisivo è stato diventare madre – una trasformazione profonda che ha completamente riscritto le mie priorità e mi ha dato una chiarezza interiore che nessuna scuola avrebbe potuto offrire. Questi due momenti mi hanno insegnato coraggio, presenza e l’importanza di appropriarmi della mia storia.
C&B: Qual è stato finora il momento più difficile del suo percorso e come l’ha superato?
Alina: La sfida più grande è stata – e continua a essere – affrontare il senso di impotenza di fronte al bisogno di sostenere più persone di quante il mio tempo e le mie risorse consentano. È stato difficile accettare che, pur volendo aiutare tutti, non potevo fare tutto da sola.
Ho imparato poco a poco a riconoscere i segni del sovraccarico emotivo e a concedermi delle pause senza sensi di colpa. Ultimamente pratiche come la meditazione, l’auto-riflessione e il nuoto mi hanno aiutata a mantenere l’equilibrio e a ritrovare energia e chiarezza. È un processo continuo, che continua a insegnarmi quanto sia fondamentale prendersi cura di sé per poter prendersi cura degli altri.
C&B: C’è un sogno o un’ambizione che l’ha sempre guidata, a prescindere dagli ostacoli?
Alina: Guardando indietro, mi rendo conto che c’è sempre stato un sogno a guidarmi: costruire uno spazio in cui i bambini vengano visti, ascoltati e incoraggiati. Un luogo in cui l’educazione non significhi conformismo, ma fiducia, curiosità e libertà interiore.
Flori, fete și băieți è stata la risposta concreta a quel sogno. Non è stato un percorso facile – né nella visione né nella realizzazione – ma era profondamente allineato con ciò che credo riguardo alla formazione delle persone e della società.
Per me non è solo un progetto educativo. È una forma di attivismo gentile, una dichiarazione di fiducia nel potenziale di ogni bambino e nell’impatto che uno spazio sicuro, vitale e autentico può avere su un’intera generazione.
C&B: Com’era all’inizio del suo percorso e in che modo sente di essersi trasformata?
Alina: All’inizio ero coraggiosa ma insicura. Avevo intuizioni chiare, ma non sempre la fiducia di seguirle fino in fondo. Oscillavo tra “ciò che sento” e “ciò che ci si aspetta”.
Con il tempo mi sono trasformata in una persona molto più radicata nella propria visione. Ho imparato ad ascoltarmi, ad assumermi le mie scelte e a non cercare più la validazione esterna per ciò che so intimamente avere senso.
Ho smesso di cercare un luogo “adatto” a me e ho cominciato a costruirlo. Ora non voglio più spuntare caselle. Voglio creare spazi vivi, coltivare la presenza e restare fedele a un modo di essere che non compromette l’essenziale.
C&B: Se incontrassimo il suo team o i suoi collaboratori, cosa pensa che direbbero di lei?
Alina: Credo direbbero che sono presente, coinvolta e visionaria. Che so come tenere uno spazio per le persone e per le idee senza forzare o controllare. Probabilmente direbbero anche che sono esigente ma non rigida – che ho standard interni elevati, ma li applico con gentilezza.
Che per me contano di più direzione, senso e coerenza profonda piuttosto che una perfezione superficiale.
E soprattutto che ci sono davvero – con tutto il cuore – quando è ciò che conta.
C&B: Qual è stata la decisione più importante che ha cambiato la sua traiettoria?
Alina: La decisione più importante che ha cambiato il mio percorso è stata collaborare con Flavia.
Non è stata solo una scelta professionale, ma profondamente personale. Flavia è quella persona rara accanto alla quale puoi mostrarti completamente – con le idee più fragili, le vulnerabilità, i sogni selvaggi e i grandi progetti. Ha una presenza calda e al tempo stesso chiara, un equilibrio tra emozione e struttura.
La nostra collaborazione mi ha portato non solo una partner di fiducia, ma anche uno specchio onesto, una fonte costante di stabilità nel caos e coraggio nei momenti difficili. Mi ha aiutata a chiarire il mio percorso, a crescere e a costruire in modo più autentico di quanto avrei potuto da sola.
Ripensandoci, quel “sì” che le ho detto è stato in realtà un “sì” a una versione più coraggiosa e più allineata di me stessa.
C&B: Cosa differenzia la sua attività o il suo approccio professionale dal resto del settore?
Alina: Ciò che differenzia la mia attività e il mio approccio professionale è la combinazione di amore radicale, vera inclusione e una visione pedagogica fluida che intreccia diverse filosofie – Reggio Emilia, Montessori e Waldorf – in modo vivo, contestuale ed empatico.
Credo in uno spazio educativo che non standardizza i bambini, ma li ascolta. Che non impone ritmi, ma li osserva. E soprattutto credo in un’educazione portata avanti con gentilezza, presenza e la profonda convinzione che ogni bambino meriti di essere visto, non solo “plasmato”.
Per me l’inclusione non è un principio scritto sui muri, ma una pratica quotidiana: nel linguaggio, nei gesti, nel modo in cui ci sediamo insieme a tavola – a prescindere dalle differenze. Già il nome Flori, fete și băieți parla di questo: di diversità e della libertà di essere se stessi, al di là delle etichette.


C&B: Quali valori o principi la guidano nel suo lavoro e come li applica ogni giorno?
Alina: I valori che mi guidano sono l’umanità, il coraggio di essere autentica e la responsabilità di costruire spazi in cui le persone non solo funzionino, ma si sentano a casa.
Credo profondamente che educazione e cura degli altri non possano esistere senza comunità. In un mondo in cui sempre più genitori crescono i figli da soli, lontani dalle famiglie allargate, credo che dobbiamo ricostruire quel “villaggio” che sostiene il bambino – e implicitamente anche l’adulto.
Ogni giorno pratico questo attraverso decisioni piccole ma essenziali: come ascolto, come parlo, come creo spazio per le differenze – siano esse culturali, emotive o di ritmo. Nei miei progetti la diversità non è un dettaglio, ma un fondamento. E l’attivismo non è un’etichetta, ma una scelta costante di fare spazio a tutti.
Credo che ogni gesto educhi. E se vogliamo un mondo più gentile, dobbiamo cominciare a modellarlo a partire dal modo in cui ci guardiamo gli uni gli altri.
C&B: Se potesse lasciare un messaggio a chi segue il suo esempio, quale sarebbe?
Alina: Fidati della tua visione, anche se non assomiglia a quella di nessun altro. La tua differenza è la tua forza. Costruisci partendo dalla convinzione, non dalla paura. Scegli collaborazioni che ti nutrono, non solo quelle che funzionano sulla carta.
E soprattutto: rimani fedele ai tuoi valori anche quando è difficile – perché è lì che si manifesta la vera leadership. Il successo sostenibile non nasce dal fare le cose “come tutti gli altri”, ma dal creare uno spazio in cui gli altri si ritrovano proprio perché tu hai avuto il coraggio di essere te stessa.
La storia di Alina Țuțuianu dimostra come arte ed educazione possano creare spazi vitali, dove bambini e comunità crescono attraverso creatività, empatia e libertà.


